In questi giorni di emergenza ambientale per lo smog bisogna fare uno sforzo e immaginare una visione rivolta all’intera città per renderla più vivibile, più abitata e più partecipata.

Seguendo criteri non di sola economia ma anche di benessere, di salute pubblica, di lotta all’inquinamento e soprattutto di bellezza dello spazio urbano, si generano comportamenti e abitudini che riportano l’interesse verso lo spazio pubblico come luogo attraente e identitario della città.

Recuperare luoghi e superfici oggi destinate alle auto e occuparli con attività che gli diano nuova vita ha un impatto sull’economia come sulla salute, ma non può essere imposto, dev’essere governato.

Nel caso di Times Square a New York, per esempio, ci sono voluti 15 anni per pedonalizzare l’area. Ora è il luogo più visitato della città, pieno di vita. Un esempio da emulare.

Non servono operazioni dall’alto di chiusura dello spazio urbano alle auto ma percorsi di accompagnamento nel cambiamento delle abitudini e dei comportamenti. Solo in questo modo diventa possibile un ragionamento collettivo ed una condivisione degli obiettivi e delle modalità per il loro raggiungimento.

Dobbiamo superare le abitudini che negli ultimi decenni hanno visto separare sempre di più lo spazio privato da quello pubblico, lo spazio abitato da quello della mobilità, lo spazio verde da quello costruito.

La bellezza dei luoghi urbani non è solo estetica ma anche armonica perché è data soprattutto dalla presenza dell’attività umana e della natura.

Per questi motivi considero l’urbanistica tattica un modello da perseguire, che vede nell’aggregazione e nella sperimentazione temporanea il suo metodo: 

  • i commercianti recuperano le superfici davanti ai loro locali per renderli più attraenti e vivibili;
  • gli abitanti scendono per strade e piazze e le occupano riappropriandosi dello spazio pubblico che nel tempo li ha separati dalla vita comune;
  • l’amministrazione pubblica ritrova lo spazio aperto come il luogo dello scambio d’idee;
  • le aziende ritornano ad occuparsi della cosa pubblica come strumento d’immagine e visibilità di un intero territorio;
  • i giovani si riappropriano dello spazio in maniera creativa generando luoghi di aggregazione che spesso mancano nei centri urbani.

Alessandria potrebbe diventare un esperimento urbano da visitare. Ha il potenziale già presente, che basterebbe immaginare in maniera integrata per poter pianificare interventi di breve e medio periodo. Ha una forma compatta e dimensioni ideali, date da un centro storico che si percorre in pochi minuti a piedi, dotato di tutti i servizi e con una cintura viaria in grado di offrire i parcheggi di sosta e le aree naturali di polmone ambientale.
Serve solamente una rinnovata visione d’insieme ed un obiettivo condiviso e chiaro, che da troppo tempo manca a questa città. Solamente attraverso questo tipo di strumento sarà possibile presentare proposte d’investimento per reperire i fondi necessari a rendere concrete queste opportunità.

Chi investe, sia esso l’Europa o un privato che vuole diventare cittadino, vuole sapere qual’è la strategia e quali sono gli obiettivi che la città vuole raggiungere.  Se verranno presentati nel modo giusto e saranno condivisibili, non mancheremo di avere sorprese.

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