L’architetto di oggi è chiamato ad ispirare soluzioni utili a migliorare le condizioni di vita delle persone. Non solo attraverso le forme o gli stili ma soprattutto mediante le prestazioni, la sostenibilità e la resilienza dei loro progetti.

Oggi come nei prossimi anni lo stile di vita subirà cambiamenti e accelerazioni costanti, prenderne atto significa immaginare come comunicare al meglio per informare ed offrire risposte.

Se penso ai nostri centri storici in crisi d’identità, perdenti nei confronti di luoghi artificiali come gli outlet, immagino una loro reazione a partire dalla loro caratteristica peculiare: la multifunzionalità storica. Una cosa che i luoghi artficiali non possono copiare se non con sforzi enormi.

L’ecosistema dei centri storici permette di lavorare, commerciare, imparare, curarsi, divertirsi, riunirsi, ballare e fare sport, secondo modelli in evoluzione. Modelli flessibili, temporanei, reversibili e sostenibili.

In questo ambiente ogni intervento deve legarsi al contesto e migliorarlo, generando un impatto visivo e funzionale in grado di emozionare ed offrire esperienze indimenticabili. Penso al design delle facciate dei piani terreni, dei negozi, delle piazze, dei lungo fiume e dei parchi, dello spazio libero e comune. Ogni intervento dovrebbe offrire un servizio che prima non c’era.

Immagino vetrine che diventano panche per esporre, sedersi e chiacchierare, sulle quali i mariti attendono lo shopping delle mogli senza sembrare un “palo” per una rapina. Immagino pannelli su cui artisti intervengono e bambini pasticciano, le piante crescono e fioriscono, le luci emozionano e la musica coinvolge.

Un nastro urbano attrezzato, un modo di occupare e funzionalizzare lo spazio pubblico, per renderlo abitabile e in qualche modo prendersene cura.

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